FOTO NOME (specie  sottospecie  'Forma'  CULTIVAR)                    Descrizione

Indice della pagina:

INTRODUZIONE

ACCENNI  BOTANICI

LE SPECIE

LE CULIVAR

LA CLASSIFICAZIONE DELLE CULTIVAR

LA COLTIVAZIONE DEGLI IPPEASTRI

PARASSITI E MALATTIE

GLI IPPEASTRI VISTI DAI FOTOGRAFI

 

Acquerelli di Pierre-Joseph Redouté che rappresentano due specie di Hippeastrum sotto i nomi oggi non più accettati dalla classificazione ufficiale.

 

 

 

 

 

   Bulbo pronto per la messa a dimora

 

 

 

 

 

Hippeastrum puniceum ritratto da

     Maria Sibylla Merian (1705)

      con il nome Lilium rubrum.

 

 

 

 

 

 

"Amarilla"  John Simson 1729 vedi fonte

                                      

  

Immagini di alcune specie

foto: amarguy  Bill.I.am  dinesh valke

 Erick Lux   Fernando J. S. Monteiro

jesuismal   Jorge Simao   Julie Dutilh

J.S.  kuno mejina   Masaki Yamagata

                 Mauro Piexoto

 Rogerio Salviani     turdusprosopis

 

 

Fotografie delle specie di Hippeastrum

nel sito della Intern. Bulb Society  vedi

 

 

 

Hippeastrum vittatum

ritratto nel The Botanical Magazine Tav.129, Vol. 4 (1791)

 

 

"Amaryllis Johnsonii"

Priscila Susan Falkner Bury (1793-1869)

 

  

 

Immagini di 75 ibridi dalle serre di produzione in Olanda

                                     fonte:  IBC    

 

 

Immagini delle cultivar di Hippeastrum

nel sito della Intern. Bulb Society  vedi

 

 

 

Alcuni esempi dalla vasta offerta di cultivar della società HADECO (SA) /viene indicata la classificazione usata dal produttore/

                             fonte: HADECO

 

 

 

Fotografie di numerose cultivar vedi

 

 

 

Hippeastrum x johnsonii, uno dei

primi ibridi orticoli di grande successo

                                    foto Bill.I.am

 

 

 

I brillanti colori degli ippeastri sotto

il generoso sole italiano        foto:  J.S.  

 

 

 

Hippeastrum puniceum raffigurato

sotto il nome Amaryllis equestris

nel Curtis Botanical Journal del 1795.

Seguirono altre immagini, per esempio:

H. reginae ( 'Amaryllis reginae') 1799

H. reticulatum 1820

H. striatum  ( 'H. subbarbatum') 1824

Habranthus brachyandrus

( 'Hippeastrum brachyandrum') 1890

 

 

Interessanti link ad immagini e testi

 

 

 

        La nuova classificazione

       delle cultivar di ippeastri

 

fonti: HADECO    IBC     J.S.     jodi

           KAVB          Patrick Lynch

 

 

 

 

Hippeastrum cybister sotto il nome

Sprekelia, Bot.Reg,XXVI,33 (1840)

 

 

 

Esempi dal Gruppo 7 di origine USA

                                        fonte: IBC    

 

 

 

Hippeastrum striatum a Hawaii

                fonte: Forest & Kim Starr

 

 

 

 

                           fonte: IBC  - adattato

 

 

 

 

 

Bulbi conservati in magazzino.

Il pavimento viene inondato per mantenere alta l'umidità relativa dell'atmosfera ed evitare l'essiccamento delle radici dei bulbi.

                                        fonte IBC

 

 

 

                               fonti:  IBC   M.U.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le parti del trittico denominato

    Hippeastrum x johnsonii

        di Alfredina Nocera (2004)   vedi

 

 

 

 

Francobollo, Gran Bretagna 1997 vedi

 

 

 

 

H. EXOTIC STAR                foto J.S.

 

 

Hippeastrum da coltivare in contenitori

                                                        

Introduzione

 

Gli Hippeastrum appartengono alla vasta famiglia delle Amaryllidaceae. Il loro corretto nome botanico viene largamente ignorato non solo dal grande pubblico ma anche dai vivaisti e soprattutto dai commercianti di piante. Come già descritto in dettaglio nelle pagine del genere Amaryllis vedi, l'uso del nome Amaryllis, frequentemente applicato per indicare gli ippeastri, deve essere  riservato unicamente al genere sudafricano, del quale Amaryllis belladonna è la specie più importante. Tutte le specie di Hippeastrum sono invece originarie del continente americano.  In italiano si potrebbe forse ritenere accettabile il nome volgare "amarillide", nonostante la imprecisione di tale termine che più che altro potrebbe essere applicato a qualsiasi amarillidacea.

 

Il nome del genere Hippeastrum è stato introdotto nell'anno 1821 dall'illustre botanico inglese Rev. William Herbert (1778-1847) e definitivamente confermato nella sua opera "Amaryllidaceae" nel 1837. Esso deriva dal greco ippéus (cavalliere) e ástron (astro). Dalla pubblicazione del libro "Species plantarum" di Linneo fino alla decisione di Herbert di chiarire le incertezze di nomenclatura attribuendo un nome del tutto nuovo a questo genere sudamericano, il termine Amaryllis veniva usato per svariate amarillidacee. Da tale periodo  vengono anche i bellissimi acquerelli di Pierre-Joseph Redouté, pubblicati negli anni 1802-1816 nel libro "Les Liliacées", che raffigurano delle piante provenienti dal Sud America e dal Messico (vedi a sinistra).

 

Nel corso degli anni al genere Hippeastrum sono state attribuite oltre 260 specie, delle quali attualmente solo 90 vengono riconosciute dalla classificazione botanica ufficiale  delle piante monocotiledoni (vedi). Tutte le specie sono originarie delle zone tropicali e subtropicali del sud e del centro del continente americano. I numerosissimi ibridi provengono invece da tutto il mondo ed in particolare dall'Olanda e dal Sudafrica.

 

 

Accenni botanici

 

Gli ippeastri (volgarmente amarillidi, correttamente specie e ibridi orticoli appartenenti al genere Hippeastrum) sono delle piante erbacee suscettibili al freddo, dotate di grandi bulbi quasi sferici che permettono di superare periodi di siccità naturali o indotti. Esistono specie decidue e sempreverdi, mentre quasi tutti gli ibridi orticoli sono decidui. E' proprio la possibilità di conservare, trasportare e commercializzare gli ippeastri come bulbi in fase di dormienza che ha permesso la loro grande diffusione in tutto il mondo.

Come per tutte le piante dotate di un vero bulbo, anche per gli ippeastri è essenziale la corretta cura durante l'intero ciclo vegetativo. Solo così viene assicurata la soddisfacente fioritura nell'anno successivo.  Dopo la fioritura della pianta, a partire dalla placca basale del bulbo si formano già lo stelo con i boccioli dei futuri fiori e le foglie. Tutti questi organi già differenziati aspettano, al sicuro avvolti dalle squame (catafilli) del bulbo, le condizioni favorevoli per emergere. Il corretto apporto di acqua e dei nutrienti nella fase di accrescimento e la fase di senescenza, che coincide con il trasferimento finale delle sostanze di riserva dalle foglie verso il bulbo, sono pertanto di uguale importanza. A differenza di molti altri bulbi, quelli degli ippeastri rimangono durante la fase di riposo provvisti di radici carnose. Le radici non devono essere ne rimosse ne fatte seccare eccessivamente per permettere la pronta assunzione dei liquidi e dei nutrienti dal terreno quando riprende la crescita. Normalmente la ripresa vegetativa avviene in primavera, ma anche se si ricorre alla forzatura invernale, l'assunzione dell'acqua e degli elementi nutritivi deve iniziare subito dal substrato umidificato del vaso collocato alla temperatura adeguata. A questo proposito va ricordato che gli Hippeastrum sono piante perenni che esigono di essere coltivate correttamente in terricci capaci di assicurare l'apporto di tutti i nutrienti necessari e che la cosiddetta idrocoltura è per loro assolutamente inadatta.

I fiori degli ippeastri sono portati in infiorescenze in cima agli steli cavi a sezione circolare, privi di foglie e spesso ricoperti di una lanugine polverosa. Immediatamente sotto l'infiorescenza si trova la brattea che ricopriva e proteggeva i boccioli al momento che essi uscivano dal collo del bulbo. Tale brattea è inizialmente verde, giallognola o rosata, ma durante la crescita dello scapo fiorale, quando emergono i boccioli, si spacca e poi si secca progressivamente, assumendo una consistenza papiracea di colore marrone chiaro.

I boccioli assumono frequentemente una posizione verticale prima di schiudersi ed assomigliano alle orecchie di cavallo. E' stato suggerito che tale aspetto avesse indotto Herbert a proporre il nome del genere. (Lo stesso Herbert affermava che il nome gli veniva suggerito dall'attributo equestre introdotto da Linneo per una sua "Amaryllis" di origine americana.) Alla schiusa i fiori assumono la tipica posizione orizzontale o leggermente inclinata verso il basso.  Essi sono in maggioranza a forma d'imbuto formato dai tepali, i quali si uniscono alla base a formare il tubo del perigonio che nelle specie è di varia lunghezza e costituisce una delle caratteristiche che permettono la distinzione tra eventuali varietà naturali. Alcune specie e gli ibridi da esse derivati hanno fiori asimmetrici, con tepali sfrangiati o profondamente lobati. I tepali hanno una chiglia simile a quella delle barche.

Gli stami portano antere bilobe e ciascun lobo due sacche polliniche. Il colore prevalente del polline è giallo oro ed esso è piuttosto pesante e pertanto per la fecondazione sono necessari degli impollinatori: insetti, pipistrelli oppure la mano dell'ibridatore umano.

Lo stilo si allunga progressivamente verso l'alto quando il fiore è già aperto. Esso porta uno stigma trifide o triangolare a tre lobi. L'ovario infero è a tre loculi. Dopo la fecondazione esso si trasforma in una capsula che contiene i semi cartacei, piatti, scuri e a forma della lettera D. La capsula si spalanca quando è completamente matura ed i semi vengono dispersi dal vento o dal giardiniere desideroso di far nascere le plantule. I semi mantengono la loro germinabilità solo per breve tempo e conviene seminarli il più presto possibile in un substrato leggero, ben drenante, tenuto costantemente leggermente umido. Le nuove plantule formano dei bulbilli solo dopo una crescita prolungata e piante capaci di fiorire si ottengono dopo 4-6 anni dalla semina.

Le foglie degli Hippeastrum sono nastriformi e turgide, di varia lunghezza da 30 a 90 cm, verde intenso, più o meno acuminate. Esse si sviluppano già durante o verso la fine della crescita dello scapo fiorale: un'altra importante caratteristica che distingue queste piante dall'Amaryllis sudafricana. Per fiorire bene nell'anno successivo una pianta dovrebbe emettere almeno quattro foglie durante il suo ciclo vegetativo.

I bulbi sono presenti durante l'intero ciclo vegetativo e se le piante sono correttamente nutrite possono ingrandire molto, raggiungendo un diametro anche di oltre 12 cm. Tali bulbi possono produrre bulbetti laterali che avranno esattamente lo stesso patrimonio genetico del bulbo madre e potranno essere staccati circa due settimane prima del reimpianto primaverile del vecchio bulbo. Tenendo i bulbi staccati all'asciutto prima della messa a dimora permetterà la cicatrizzazione della ferita creata dal distacco. 

 

 

Le specie

 

I primi ippeastri vennero portati dal Nuovo Mondo in Europa verso la fine del XVII secolo. Si trattava delle specie oggi note come Hippeastrum puniceum (ex H. equestre), H. reginae, H. striatum, H. reticulatum  e H. vittatum. Lo scienziato olandese Paul Hermann ricevette nel 1689 e descrisse con cura una pianta definita "Lilium americanum puniceo flore Bella Donna dictum" e già nel 1700 il botanico francese  Joseph Pitton de Tournefort incluse nella sua opera Eléments de botanique ben 21 specie bulbose con fiori ad ombrella sotto il nome Lilio-Narcissus. Questo nome fu poi, assai sommariamente, sostituito da Linneo con il nome Amaryllis, innescando così la nota polemica che dovette durare 200 anni (vedi).

Solo recentemente sono state riclassificate, con nomi precisi ed inequivocabili, delle specie note da tempo  e sono state aggiunte delle specie nuove, soprattutto grazie al lavoro di botanici brasiliani e statunitensi. Attualmente vengono internazionalmente riconosciute 90 specie.

Alcune delle interessantissime specie, soprattutto brasiliane, argentine e peruviane vengono tuttora usate per creare nuovi ibridi, essendo generalmente molto semplice incrociare sia specie tra di loro che con ibridi naturali o creati dall'uomo. In natura si trovano numerose forme delle specie. Nel sito www.brazilplants.com di Mauro Peixoto questo fatto è ben documentato con immagini di esemplari delle stesse specie da diverse località. Numerose fotografie da detto sito sono state riprodotte come esempi nella presentazione qui a sinistra, la quale permette di poter intuire il grande patrimonio genetico presente in Sud America. Infatti, in commercio le specie di Hippeastrum sono difficili da trovare e solo H. papilio e H. vittatum sono attualmente facilmente reperibili in Italia.

Le specie di Hippeastrum si trovano in molti Paesi dell'America del Sud, ma alcune sono presenti anche in America Centrale e sulle isole. Basta ricordare che il nome comune inglese degli ippeastri è Barbados Lilies.

La prima eccellente rappresentazione pittorica di una specie nel suo luogo di origine è quella della pittrice Maria Sibylla Merian (1647-1717) che visitò la colonia olandese del Surinam all'inizio del XVII secolo per documentare soprattutto gli insetti di tale Paese (Metamorphosis Insectorum Surinamensium). Essa ritrasse l'Hippeastrum puniceum che lei stessa indicò come identico con Lilium americanum puniceo flore Bella Donna dictum descritto pochi anni prima in Olanda dal direttore dell'orto botanico di Leyden, Paul Hermann, e con Lilio-narcissus polyanthos, flora incarnato, fundo ex luteo albescente nell'erbario della flora di Giamaica di Sir Hans Sloane.

La specie Hippeastrum vittatum è tra gli ippeastri ben noti fin dalle prime importazioni in Europa. Esso è facilmente reperibile dai commercianti di bulbose. I suoi tepali sono carnosi e splendidamente screziati di rosa-rosso sullo sfondo bianco vedi. E' stato riportato che questa specie è presente in natura in varie forme e si presta ottimamente per creare nuovi ibridi. Già il famoso ibrido inglese dell'inizio del XIX secolo, Hippeastrum x johnosonii, tuttora coltivato, era il risultato di un incrocio tra Hippeastrum vittatum e Hippeastrum reginae. Stranamente alcuni autori e fotografi riportano come Hippeastrum vittatum un ippeastro con fiori interamente rossi con una striscia mediana chiara nei tepali  (p.es. nella pagina della Pacific Bulb Society vedi). Finora gli esperti degli Hippeastrum interpellati a proposito di questa sorprendente differenza della colorazione non sono stati in grado, o disposti, a fornire una spiegazione. Dalla letteratura scientifica e dalle rappresentazioni già note dalla fine del XVIII secolo sembra essere confermato il colore riportato dall'autorevole Società internazionale dei bulbi (IBS) vedi e confermato dalla famosa biologa brasilense Julie H. A. Dutilh per la specie presente in Brasile vedi.

La facilità con cui le specie di Hippeastrum si incrociano in natura ha portato ad un elevato numero di ibridi naturali. Frequentemente vengono trovate delle piante di cui risulta molto difficile stabilire la corretta classificazione.

Per esempio nella regione andina della Colombia a 1380 m s.l.m. è stato trovato da Jhonatan Buitrago un interessante esemplare (vedi) che attende la definitiva identificazione o l'attribuzione di un nome.

 

 

Le cultivar

 

L'incrocio tra gli ippeastri è facile e la fecondità è generalmente molto alta. Già negli anni novanta del XVIII secolo a Leiden in Olanda la famiglia De Graaff coltivava alcuni loro ibridi, tra cui era particolarmente famosa la bellissima varietà con fiori cremisi Empress of India, un risultato di complessi incroci tra gli ibridi derivati tra l'altro da H. psittacinum. Questi vivaisti introdussero nello stesso periodo anche altre varietà con fiori giganti, tra cui l'ottimo ibrido The Giant.

 

Nel 1799 un dilettante inglese, l'orologiaio Arthur Johnson a Prescot nel Lancashire, iniziò ad incrociare delle specie di Hippeastrum ed ebbe la particolare fortuna di creare un ibrido coltivato tuttora, che giustamente porta suo nome: Hippeastrum x johnsonii. Questo ibrido, frutto dell'incrocio tra Hippeastrum reginae e Hippeastrum vittatum, è ancora oggi una delle varietà più rustiche a grandi fiori vedi. Essa viene chiamata nel mondo anglosassone St. Joseph's Lily e presenta tepali rosso brillante con una striscia mediana bianca. Lo stesso incrocio fu ripetuto poco dopo dal Rev. William Herbert, il quale fece anche numerosi altri incroci, soprattutto usando H. vittatum ed altre specie in quel periodo ormai ben conosciute in Inghilterra.

 

Man mano che in Europa arrivarono nuovi esemplari di ippeastri sudamericani il lavoro di ibridazzione si faceva sempre più complesso e fruttuoso. Gli ibridatori olandesi E. H. Krelage & Son offrivano nel loro catalogo del 1863 già 350 varietà ed altri vivaisti, in prima linea i De Graaff a Leiden, James Veitch & Son a Chelsea e Louis van Houtte in Belgio contribuirono con l'introduzione di nuove caratteristiche dei fiori e colori inconsueti. Molto lavoro fu poi dedicato alla selezione di piante con numerosi grandi fiori per scapo floreale. All'ottenimento di questo scopo contribuì in maniera decisiva la specie H. leopoldii descritta nel 1870 dall'inglese Thomas Moore.

 

Nella seconda metà dell'800 anche negli Stati Uniti d'America furono costituiti alcuni interessantissimi ibridi e le grandi collezioni, in particolare quella di H. Nehrling in Florida, divennero importanti punti di riferimento per molti decenni e la fonte del germoplamsa necessario per ulteriori sviluppi. La società dedicata negli Stati Uniti agli ippeastri portava il nome " American Amaryllis Society". Essa fu fondata nel 1933, quando i botanici statunitensi si rifiutavano di accettare il nome Hippeastrum. Essa cambiò in seguito il suo nome in "American Plant Life Society" e divenne poi la famosa "International Bulb Society" (IBC). Già alla fine degli anni trenta la società organizzava mostre con più di 1200 esemplari dei vari ippeastri, contribuendo in maniera significativa all'accrescimento dell'interesse tra il pubblico americano. In quel periodo il ministero dell'agricoltura americano (Department of Agriculture) contribuiva direttamente alla diffusione di semi e bulbi al settore vivaistico americano, aiutato in maniera importante anche da collezionisti privati come il fondatore dei Longwood Gardens in Pennsylvania, Pierre S. Du Pont vedi  e dal botanico Robert van Tress del Garfield Park Conservatory a Chicago (vedi il libro House Plants).

 

In Europa le due guerre mondiali comportarono un sostanziale rallentamento nella costituzione di ibridi di ippeastrum, ma nonostante questo, dopo la Seconda guerra mondiale gli olandesi riuscirono a confermarsi come i più importanti ibridatori e produttori.

 

La maggiore concorrenza agli olandesi in Europa viene dal Sudafrica dove emigrarono due floricoltori olandesi negli anni quaranta. Orientando la produzione su piante multistelo, con steli più corti e robusti e con grandi fiori, ed approfittando della possibilità di coltivarle in pieno campo, i produttori sudafricani sono in grado di assicurarsi con gli ibridi Hadeco vedi una notevole fetta del mercato mondiale. I bulbi sudafricani sono disponibili in Europa già nel mese di settembre e possono essere conservati a 5-10°C (in frigorifero) per diverse settimane. Durante questo trattamento a freddo essi dovranno essere ben imballati in sacchetti di carta marrone per evitare l'eccessiva perdita di umidità ed effetti indesiderati dovuti all'illuminazione. I bulbi si prestano ottimamente alla coltivazione in vasi e vengono generalmente utilizzati per decorare le case a Natale. Se venissero però piantati il più tardi possibile (fino alla fine di gennaio) e tenuti a temperature non elevate vicino ai 20°C, sarebbe possibile ottenere la loro fioritura a marzo o aprile. I vasi potrebbero essere poi sistemati all'esterno per terminare il ciclo vegetativo solo in autunno. I bulbi dovrebbero essere in seguito conservati a 5-10°C fino alla primavera successiva e ripiantati come quelli di origine olandese. Si potrebbe ottenere così la fioritura in primavera inoltrata già nel secondo anno di coltivazione e godersi i colori inconsueti delle numerose varietà che si distinguono per fiori molto grandi portati su steli non eccessivamente alti (tipo Symphony), da fiori di dimensioni medie (tipo Sonata) e fiori piccoli e numerosi su steli bassi (tipo Sonatini). La vasta scelta delle cultivar sudafricane della società HADECO vedi merita di essere così progressivamente introdotta nei giardini italiani.

 

Interessante e divertente è un'indagine fatta da un appassionato americano che firma le sue fotografie con il pseudonimo Bill.I.am. Nel suo ottimo sito (vedi emaryllis.com) egli ha pubblicato i risultati conseguiti con numerose varietà preconfezionate in kit acquistati sul mercato americano. Il risultato era deludente per quanto riguardava la veridicità del nome, ma comunque soddisfacente per la grande bellezza dei fiori delle moderne cultivar e generalmente per la qualità dei bulbi. Purtroppo, dall'aspetto dei bulbi non è possibile distinguere tra gli ibridi, mentre è facile rendersi conto della giusta dimensione e dello stato di conservazione.

 

 

La classificazione degli ippeastri

     

Non è praticamente più possibile stabilire la precisa origine genetica e tanto meno costruire l'albero genealogico dei numerosissimi ibridi attualmente commercializzati. Sono stati intrapresi vari tentativi di classificare le cultivar. La prima classificazione dettagliata è stata la suddivisione in nove Divisioni proposta dalla American Amaryllis Society, valida fino al 1990 quando la registrazione internazionale degli ippeastri venne trasferita al KAVB dei Paesi Bassi.

Gli americani usavano dal 1950 al 1990 la seguente complessa classificazione vedi:

Divisione 1: Tutte le specie, sottospecie e forme naturali in coltivazione.

Divisione 2: Ibridi a lunga tromba (ibridi con il tubo lungo 11-13,5 cm, con pedicelli inclinati verso il basso e fiori a forma di tromba; con un distinto influsso delle specie H. reticulatum, H. immaculatum /oggi H. argentinum/, H. tucumanum /oggi H. argentinum/ e H. viridiflorum).

Divisione 3: Ibridi belladonna (il tubo più corto degli ibridi della Div.2, pedicelli relativamente lunghi, fiori informali talvolta inclinati verso il basso; evidente l'influsso delle specie H. equestre /oggi H. puniceum/ e H. striatum).

Divivisione 4: Ibridi Reginae (il tubo molto corto, fiori visti lateralmente della lunghezza /profondità/ di 10 cm o più /escluso l'ovario/, moderatamente aperti, inclinati in basso o in alto o tenuti in posizione orizzontale; evidente influsso delle specie H. correiense e H. reginae).

Sottodivisione 4 a: I tepali sovrapposti per ca. 75% o più della loro lunghezza, arrotondati, di rado acuminati.

Sottodivisione 4 b: I tepali meno sovrapposti (meno del 75% della loro lunghezza), con punte generalmente poco pronunciate.

Divisione 5: Ibridi Leopoldii (simili alla Div.4, ma con fiori visti lateralmente più corti /profondi/ di 10cm, largamente aperti, spesso piatti e disposti a 90° rispetto allo scapo; con evidente l'influsso delle specie H. leopoldii e H. pardinum).

Sottodivisione 5 a: I tepali sovrapposti su quasi tutta la loro lunghezza, con punte arrotondate.

Sottodivisione 5 b: Simile alla sottodiv. 5 a, ma con i tepali meno sovrapposti e con punte arrotondate oppure acute.

Divisione 6: Ibridi a fiore di orchidea (con i tepali non disposti come nelle divisioni precedenti, ma spesso tortuosi o estremamente retroflessi; influsso delle specie H. calyptratum, H. cybister e H. maracasum.

Divisione 7: Ibridi a fiore doppio o semidoppio.

Divisione 8: Ibridi miniatura (con fiori di varie forme, più minuti /ma non piccolissimi/ di quelli degli ibridi a scapo alto; influsso di H. espiritense, H. reticulatum e H. traubii).

Divisione 9: Tutti gli ibridi non classificabili secondo i criteri delle precedenti divisioni.

 

Dal 1990 fino al 2007 le cultivar di Hippeastrum venivano classificate in maniera piuttosto arbitraria dai vari centri di ibridazione e commercializzazione. In questa situazione la dimensione del fiore veniva ritenuta d'importanza predominante, ma i sistemi risentivano della mancanza di un ordinamento anche secondo la forma dei fiori.

Così, per esempio, gli ibridi sudafricani (Hadeco) venivano, e vengono tuttora, classificati con una terminologia basata su termini derivati dalla musica classica solo secondo la loro dimensione: dai più piccoli ai più grandi come SOLO, SONATINI, SONATA e SYMPHONY.

Gli ibridatori giapponesi usano una loro classificazione ed una terminologia che include ibridi MINI e SUPER MINI per indicare le loro cultivar molto piccole.

 

Nel marzo 2007, dopo lunghe discussioni e verifiche, il KAVB olandese, l'ente incaricato della registrazione internazionale degli ibridi di Hippastrum, ha pubblicato la nuova classificazione ufficiale (vedi). Essa suddivide gli ippeastri in nove gruppi contrassegnati da un numero e da un nome. Nel Registro Internazionale delle Cultivar di Hippeastrum viene usata questa classificazione e viene auspicato che essa venga adottata universalmente. Il termine "fiore doppio" indica i fiori con 12 o più segmenti tepaloidi o tepali, mentre il termine "fiore semplice" indica quelli con un numero inferiore di segmenti (normalmente 6 tepali ed eventualmente qualche segmento tepaloide).

I codici dei colori sono basati sulla terminologia inglese:

G = green = verde,    O = orange = arancione,     Pi = pink = rosa,      Pu = purple = porpora

R = red = rosso,       W = white = bianco,           Y = yellow = giallo.

Il numero del gruppo di appartenenza è seguito dai codici dei colori. Tale codifica permette di indicare, seppure sommariamente, l'aspetto del fiore di ogni varietà.

 

 

I Gruppi delle cultivar di ippeastri secondo la nuova classificazione internazionale:

 

Gruppo 1: Galaxy Group

fiori semplici,

fiore a diametro maggiore di 16 cm,

tepali sovrapposti per più del 50%

tepali di forma ellittica, ovale, ovata o ovata invertita,

generalmente il piano formato dai tepali distesi è parallelo allo scapo floreale

Esempi: APPLE BLOSSOM 1-PiW, LIBERTY 1-R,

 

Gruppo 2: Diamond Group

fiori semplici,

fiore a diametro tra 12 e 16 cm,

tepali sovrapposti per più del 50%

tepali di forma ellittica, ovale, ovata o ovata invertita

Esempi: MOVIESTAR 2-OW, RED LION 2-R, CHARISMA 2-RW

 

Gruppo 3: Colibri Group

fiori semplici,

fiore a diametro inferiore ai 12 cm

tepali sovrapposti per più del 50%

tepali di forma ellittica, ovale, ovata o ovata invertita

Esempi: PAMELA 3-R, SANTA CRUZ 3-RW

 

Gruppo 4: Double Galaxy Group

fiori doppi,

fiore a diametro maggiore di 16 cm,

tepali sovrapposti per più del 50%

Esempio: APHRODITE 4-WR, BLOSSOM PEACOCK 4-RW

 

Gruppo 5: Double Diamond Group

fiori doppi,

fiore a diametro tra 12 e 16 cm,

tepali sovrapposti per più del 50%

Esempio: ALFRESCO 5-W

 

Gruppo 6: Double Colibri Group

fiori doppi,

fiore a diametro inferiore ai 12 cm

tepali sovrapposti per più del 50%

Esempio: FANFARE 6-R

 

Gruppo 7: Spider Group

fiori semplici,

qualsiasi diametro del fiore,

tepali lanceolati o nastriformi,

lo stilo e gli stami protrudono dal fiore

e sono parte integrale del valore ornamentale,

la lunghezza e la larghezza  dei tre tepali interni

sono nel rapporto ca. 12 : 1

Esempi: REGGAE 7-R , CHICO 7-PuG, LA PAZ 7-RG, RUBY MEYER 7-R

 

Gruppo 8: Butterfly Group

fiori semplici,

qualsiasi diametro del fiore,

tepali sovrapposti per meno del 50%,

tepali di forma ellittica stretta, almeno tre tepali ovati

fino a inversamente ovati,

lo stilo e gli stami circa della stessa lunghezza dei tepali,

la lunghezza e la larghezza  dei tre tepali interni

sono nel rapporto ca. 8:1 o meno,

generalmente il piano formato dai tepali distesi si trova ad un

angolo di circa 60° rispetto all'asse verticale dell'infiorescenza

Esempi: GIRAFFE 8-GR, EXOTIC STAR 8-RG

 

Gruppo 9: Trumpet Group

fiori semplici,

fiore lungo a forma di tromba

Esempi: PINK FLOYD 9-PiW, GERMA 9-Y

 

 

La coltivazione degli ippeastri

 

I bulbi degli ibridi di Hippeastrum, e più raramente delle specie, vengono venduti sia in primavera che in autunno. In Europa essi provengono  principalmente dagli allevamenti olandesi, nei quali la loro raccolta viene effettuata tra agosto ed ottobre. In commercio si trovano dunque quasi esclusivamente dei bulbi il cui ciclo vegetativo ha avuto luogo tra la primavera e l'estate precedenti alla loro commercializzazione.

L'assoluta maggioranza degli ibridi comunemente venduti è a foglia caduca e necessitano di un periodo di temperature relativamente basse (tra 5° e 13°C) per poter avviare adeguatamente la crescita dello scapo floreale e delle foglie. Pertanto i bulbi provenienti dall'Olanda acquistati in primavera sono ottimamente adatti ad essere piantati in vasi situati all'aperto appena le temperature lo permettono. In primavera tali bulbi in dormienza dovrebbero essere stati conservati a regola d'arte ed è solo necessario controllare che essi siano belli sodi e che le radici non siano troppo seccate.

Nel caso i bulbi vengano acquistati già in autunno o durante l'inverno è necessario mantenerli nelle corrette condizioni fino alla messa a dimora in primavera: conservarli alla temperatura di 7 - 12°C  in un luogo a media umidità relativa dell'aria (65-70%), possibilmente immersi in torba o trucioli e coperti con la carta. Ogni due settimane è necessario ispezionare i bulbi ed assicurarsi che le radici non diventino friabili (troppo secche), non si formino muffe e che lo scapo floreale non abbia iniziato la sua crescita. Nel caso dell'essiccamento eccessivo è necessario aumentare l'umidità dell'ambiente e.g. inumidendo la carta di copertura. Nel caso di ammuffimenti è necessario pulire la superficie del bulbo, applicare un fungicida in polvere ed abbassare l'umidità dell'atmosfera nel locale. Nel caso sia invece iniziata la crescita dello scapo è necessario piantare il bulbo in un vaso e collocarlo all'interno alla temperatura di ca. 20°C per permettere lo sviluppo dell'infiorescenza. Infatti, i bulbi acquistati in autunno, sopratutto se contrassegnati come pronti per la fioritura a Natale, possono essere stati pretrattati a temperature sotto i 10°C. Molto spesso è però possibile rinviare l'inizio della crescita conservandoli come descritto. Comunque il frequente controllo durante la conservazione è assolutamente d'obbligo.

In vasi o contenitori si consiglia di piantare i bulbi in un substrato ricco e permeabile prestando particolare attenzione alla disposizione delle radici che non devono essere danneggiate. Risulta benefico immergere le radici in acqua tiepida per alcune ore prima della messa a dimora. Il singolo bulbo in un vaso del diametro appena superiore a quello del bulbo stesso dovrebbe essere coperto dal terriccio circa per due terzi della sua altezza (il collo e la spalla sopra il livello del substrato). Quando si vuole invece coltivare la pianta per più anni nello stesso vaso adeguatamente largo ed alto è opportuno che solo il collo del bulbo si trovi appena sopra la superficie del suolo. Se si desidera lasciare più bulbi nello stesso recipiente per tempi lunghi conviene distanziarli per permettere l'ingrandimento dei bulbi negli anni. La regola "uno sì, uno no" assicura risultati adeguati.

Si deve fare molta attenzione a non bagnare direttamente il collo al momento dell'annaffiatura che inizialmente deve essere comunque parsimoniosa. Un eccesso di umidità, soprattutto nelle fasi iniziali dell'accrescimento dello scapo, può provocare danni alle radici. Si consiglia di rimuovere l'acqua presente nel sottovaso dopo l'annaffiatura.

La crescita avviene alla temperatura ambiente superiore ai 16°C ed accelera notevolmente a temperature superiori che non dovrebbero comunque superare i 30°C. Man mano che lo scapo cresce e si presentano anche le foglie è opportuno incrementare la quantità di acqua somministrata se le precipitazioni meteoriche non dovessero essere sufficienti a mantenere il terriccio leggermente umido nei vasi collocati all'esterno. Il transitorio abbassamento della temperatura ambientale a valori tra 8 e 10°C non danneggia le piante, ma rallenta o arresta il loro sviluppo. Tali periodi di temperature relativamente basse non dovrebbero durare oltre ca. 10 giorni, altrimenti può risultare compromessa la schiusa dei boccioli.  Quando la pianta ha raggiunto l'altezza di ca. 15 cm è possibile iniziare la concimazione con un fertilizzante per piante fiorite. La somministrazione  più utile dei nutrienti è quella con l'acqua d'irrigazione. E' preferibile somministrare frequentemente dosi dimezzate rispetto a quanto consigliato sulla confezione del concime.

Eventuali nebulizzazioni delle foglie devono essere fatte con acqua distillata o deionizzata per evitare che si formino delle incrostazioni sulla loro superficie. Vasi collocati in un giardino non hanno normalmente bisogno di questo espediente, utile invece all'interno delle abitazioni o su terrazze e balconi molto ventilati.

Le piante devono trovarsi in un posto dove ricevono almeno alcune ore di sole, preferibilmente di mattina. Al momento della fioritura è particolarmente vantaggioso assicurare l'ombreggiamento durante le ore più calde. I fiori appassiti dovrebbero essere rimossi tagliandoli sotto l'ovario. Dopo la fioritura lo stelo può rimanere sulla pianta finché non inizia la sua senescenza, ma per ragioni estetiche può essere anche rimosso senza danneggiare le foglie indispensabili per il nutrimento del bulbo, nel quale comincia a formarsi già la base dello stelo e l'infiorescenza dell'anno successivo.

In Italia è generalmente possibile tenere le piante in vaso all'aperto fino all'autunno inoltrato. Durante le ultime tre settimane dovrebbe essere ridotto l'apporto di acqua accelerando così la senescenza delle foglie. Al momento del trasferimento dei vasi in un luogo dove non possono verificarsi gelate vanno accorciate le foglie già avvizzite a ca. 10 cm. Durante l'inverno tutte le foglie ingialliranno o si seccheranno e vanno accorciate a 3 cm. In primavera i loro resti saranno eventualmente facilmente rimossi. Infatti è opportuno tenere i bulbi nel loro terriccio quasi completamente all'asciutto inducendo così il necessario riposo che può durare da 6 a 12 settimane secondo le condizioni climatiche della zona. La temperatura ideale per i vasi con bulbi a riposo è di 10-13°C (max. 16°C). Solo al momento del trasferimento dei vasi all'esterno la parte superiore del terriccio verrà sostituita con un substrato fresco ed inizierà il nuovo ciclo vegetativo.

Dopo 6 settimane a temperature di 5-10°C è anche possibile collocare i vasi in un ambiente riscaldato ed anticipare così la fioritura primaverile. I migliori risultati si ottengono però facendo fiorire gli ippeastri in tarda primavera permettendo il naturale ciclo vegetativo integrato solo dal mantenimento dei vasi in un luogo protetto durante i mesi più freddi.

In autunno è anche possibile dissotterrare i bulbi e conservarli durante l'inverno immersi in un substrato inerte come la torba, i trucioli, la sabbia o la vermiculite. I bulbi così conservati dovranno essere ispezionati nella stessa maniera come già descritto per quelli acquistati in autunno e destinati alla fioritura in primavera.

I bulbi molto grandi potranno produrre dei bulbetti laterali i quali possono essere staccati dal bulbo madre ca. 3 settimane prima del reimpianto primaverile. Sarà opportuno cospargere il punto di distacco con un fungicida in polvere e far seccare bene la ferita prima della messa a dimora.       

 

 

Parassiti e malattie

 

I parassiti più temibili degli ippeastri sono le larve di Polytela gloriosae vedi, un lepidottero per fortuna non diffuso in Italia. La femmina di questa farfalla notturna depone le sue uova sulla parte apicale della pagina inferiore delle foglie. In pochi giorni le larve consumano tutte le foglie delle piante ed in climi caldi possono causare enormi danni.

Le foglie, soprattutto quelle giovanili, possono essere attaccate da afidi, tripidi ed acari. Questi parassiti vanno controllati con i comuni prodotti insetticidi ed acaricidi. Relativamente più importanti sono gli attacchi di cocciniglie farinose (cocciniglie cotonose) soprattutto al livello del colletto dei bulbi. Per evitare irreversibili danni ai fiori, questi insetti devono essere debellati per assicurare l'integrità dell'apice dello scapo floreale.

Gli acari possono attaccare anche a livello delle scaglie dei bulbi, soprattutto se sono presenti zone parzialmente ammuffite.

Nel clima italiano un pericolo importante è costituito dalle mosche del narciso, in primo luogo Lampetia equestris vedi. Le larve di questo dittero penetrano nel bulbo e causano gravi danni diretti nonché indiretti, facilitando l'attacco di muffe ed il marciume delle parti vitali dei bulbi. Nella produzione di bulbi su larga scala viene applicato il trattamento a bagno caldo postraccolta, consigliato anche a chi intende coltivare amatorialmente gli ippeastri per più anni.

Conviene controllare le piante, soprattutto nella fase iniziale del ciclo vegetativo, per escludere attacchi di limacce, le quali possono arrecare danni estetici irreparabili. L'uso delle esche è l'approccio più facile, seppure pesante dal punto di vista ambientale.        

 

Le malattie più comuni degli ippeastri sono dovute, durante la fase vegetativa, agli insetti succhiatori (afidi e tripidi), i quali diffondono delle virosi. Le piante affette da virosi dovrebbero essere eliminate per evitare la diffusione della malattia negli allevamenti di specie ed ibridi. Purtroppo spesso vengono sottovalutati i sintomi che si presentano in macchie giallognole più o meno grandi sulle foglie e la conseguenza può essere la dolorosa decimazione di una preziosa collezione di Hippeastrum.

 

Sulle foglie degli ippeastri si sviluppa talvolta una muffa (Stagonogspora curtisii) che si manifesta con macchie rosso fuoco (fire o red spot in inglese). Deve essere evitato di schizzare l'acqua sulle foglie ed irrigare eccessivamente.

Le piante infette non muoiono a causa del fungo ma presentano macchie rosse sul bulbo, sulle foglie e hanno talvolta fiori deformati. Per prevenire questo parassita è bene piantare i bulbi in un substrato non riciclato. Usare contenitori ben lavati (se da riutilizzo), con buchi e drenaggio, posizionare la pianta in una zona arieggiata, con sole diretto per alcune ore, lasciar asciugare il terreno prima di ribagnare. Per curare la pianta lavare bene i bulbi e immergerli in acqua calda (40-45°C) per ca. due ore e usare fungicidi, meglio se a base di methylthiophanate .

Occasionalmente si sviluppano infezioni da Fusarium. Anche questo fungo prospera in condizioni di alta umidità. In generale il rimedio a tali malattie è soprattutto un corretto regime idrico: annaffiature piuttosto parsimoniose a cicli basati sull'effettivo bisogno delle piante. Tale approccio è molto più ripagante della somministrazione di fungicidi alla prima comparsa di sintomi, perché spesso i risultati dei trattamenti risultano piuttosto deludenti.

 

Lo sviluppo invernale di muffe sui bulbi fuori terra dipende unicamente dalle condizioni di conservazione, ma è stato osservato che pretrattamenti a bagno acquoso caldo (2 ore a 43°C) e trattamenti preventivi con soluzioni di fungicidi (Benlate, Captan) riducono il rischio di infezioni.

 

E' interessante notare che durante la produzione in Olanda ed in Sudafrica una particolare attenzione viene dedicata ai problemi fitosanitari. Viene riferito che tra i trattamenti ed i controlli è comune che ogni bulbo venga manipolato nove volte prima della sua immissione in commercio. 

 

 

Gli ippeastri visti dai fotografi

 

 

 

foto:  100yearstolive  annemiel     Bill.I.am    birdyboo    chris_selby    Don Perucho     duckinwales    emblatame

  Erick Lux    J.G. in S.F.      jlcrucif      J.S.   JS_Carlos     KaDAI     kaiyanwong223    katsu333    Kevin Law

     kuno mejina     LaVeta Jude      malyousif      microbophile      Mikhail Ursus      ndboy      Patrick Lynch

            Rainer Fritz     Rana Pipiens      Rizib       Ryan Brookes       Todd Boland      Vietnam Plants

 

Raccolte:

  Emaryllis Gallery of Hippeastrum cultivars     en.flickeflu     Hippeastrum (Hvězdníky)     Hippeastrum in Flickr

           Hippeastrum in InfoJardin      Hippeastrum in Photobucket      Hippeastrum in Picsearch

 IBS Hippeastrum cultivars Gallery       Ippeastri su Picasa      The US National Arboretum Hippeastrum Gallery

 

 

                                                  IN PRIMAVERA: VERIFICA DISPONIBILITA' NEL CATALOGO CAT- I

                                                 

                                                  IN AUTUNNO: VERIFICA DISPONIBILITA'  NEL CATALOGO CAT-VII

 

 

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