FOTO NOME (specie  sottospecie  'Forma'  CULTIVAR)                    Descrizione

 

 

In questa pagina il genere Amaryllis

viene  esaminato  in  più  dettaglio di

quanto  potrebbe  essere necessario

per  semplicemente  coltivare   bene

l'unica specie disponibile sul mercato.

Indicazioni più concise si trovano

nella pagina dedicata al genere nella

sezione  del  secondo  semestre (vedi).

 

                 La prima edizione

                          sfoglia          pp.292-293

 

 

 

 

 

 

 

 

      G.D.Ehret: Lilionarcissus Bella Donna

 

 

 

        P.-J. Redouté: Amaryllis belladonna

 

 

 

 

P.S. Bury: Amaryllis belladonna     NYPL-DG

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amaryllis belladonna alcune foto delle

              fasi del ciclo vegetativo della specie

fonti: D.Fenwick    ATIS547       J.S.

    4D7       Tim Waters       cocoi_m Kobus101     alfiogreen      amarguy

                        Jessie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Amaryllis belladonna in Sudafrica;

nel suo habitat originale presenta una

notevole variabilità. Le forme naturali hanno colori dal bianco al rosa scuro.

fonti: David Edwards        RobW_

Kimberleyelephant          pennyeast

GDD-SANBI            LVW-SANBI

 

 

 

 

 

I cloni di Amaryllis belladonna, importati in diversi Paesi e più o meno inselvatichiti, hanno costituito delle popolazioni  con varie sfumature

di rosa e bianco crema.

fonti: ATIS547    eiredarren     tobym

dracobotanicus    IBC (NL)   casillero

   A.Porcelli          J.S.     james.pratley

  suhajdab        Milhafre    jo92photos  

 

I bulbi di Amaryllis belladonna devono trovarsi in un terreno arido durante l'estate. Gli steli fiorali spuntano in piena estate e soprattutto dopo le prime piogge al termine del massimo calore estivo. Il fogliame cresce in autunno e rimane verde fino a maggio.

                                              foto J.S.

 

In luoghi aridi parzialmente ombreggiati i fiori si schiudono prima rispetto a quelli esposti sempre al pieno sole.

 

ssh 1

Ibridi di xAmarygia nel Camden Park, New South Wales, Australia

fonte: communicazione privata di C.Mills

 

ssh 2

Nei vecchi giardini ed in zone incolte

in Australia si trovano molti ibridi

derivati da Amaryllis belladonna.

Essi discendono in parte dagli incroci

fatti già nel 19° secolo (vedi testo a dx).

fonti:   Brian         Jim Lykos

               MAG           crafty1tutu

 

ssh 3

Alcuni ibridi di xAmarygia con nomi di fantasia.     Queste   cultivar    sono occasionalmente presenti in commercio.

fonti: A.Porcelli          D.Fenwick

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ssh 4

La prima  raffigurazione di "Amaryllis multiflora". Autore Miss Fletcher, 1866.

(Da Australian Garden History vol.18, no.1, p.7, 2006.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ssh 5

Alcuni ibridi ottenuti da Les Hannibal

in California e coltivati pochi anni fa

nell'African Garden in Gran Bretagna.

                        foto di David Fenwick

 

 

 

 

ssh 6

Esempi dalla lunga serie dei risultati di Bill the Bulb Baron in California

                               foto di Bill Welch

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ssh 7    

Alcuni ibridi coltivati dall' Ing. Angelo Porcelli, un appassionato conoscitore delle Amaryllidaceae.

                                  foto A. Procelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ssh 8

La collezione e la sperimentazione di

Jim Lykos a Springwood, NSW, AUS

                                    foto Jim Lykos

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ssh 9

Alcuni ibridi innovativi derivati da

Amaryllis belladonna, xAmarygia e Boophane disticha di Ken Blackford

fonti:   amarguy_A     amarguy_B

vedi anche Galleria IBS  

 

 

 

 

Amaryllis belladonna :  le sue forme, i suoi ibridi e le cultivar derivate

                                                                        

Cenni storici.

Poche piante hanno avuto una storia tanto sofferta come questa specie per quanto riguarda il nome botanico a loro attribuito. Il suo nome è quello della bella pastorella greca Aμαρυλλίς dal terzo idillio di Teocrito e dalla prima ecloga delle Bucoliche di Virgilio (leggi). Esso deriva dal verbo greco αμαρύσσω (amarussō), che significa brillo, splendo, scintillo. Il nome Amaryllis venne usato per la prima volta da Carl von Linné nel 1738 nel suo Hortus Cliffortianus per descrivere ben 5 piante tra di loro molto diverse (vedi), di cui una è riconducibile all'odierno Hippeastrum equestre. Questa attribuzione è anche documentata dalla rappresentazione pittorica del 1729 di John Simson (vedi). Linneo fece pure cenno al nome, Bella donna, usato da molti e soprattutto in Italia, senza però indicarlo ancora come parte di un binomio, introdotto poi nel suo famoso libro Species Plantarum nel 1753. In questa opera Linneo riportò nove piante con il nome del genere Amaryllis, di cui una come Bella donna, indicando la sua provenienza dai Caraibi, Barbados e Surinam e riportando il colore rosso dei fiori.

La svista di Carlo Linneo è difficilmente comprensibile perché  negli stessi anni agli esperti in Europa era già assai chiara la differenza tra le varie piante da lui denominate Amaryllis.

Nel Natural History Museum di Londra e nei Royal Botanic Gardens di Kew sono conservati due esemplari del splendido libro Hortus Nitidissimis... sponsorizzato dal medico ed orticoltore dilettante tedesco Christoph Jacob Trew. Questo studioso ed amante del giardinaggio fu l'ideatore ed in parte l'autore di due opere fondamentali dotate di splendidi ritratti di piante. Il primo è Plantae Selectae, basato interamente su dipinti di G.D.Ehret, il secondo è quello in questione, con il lungo titolo completo Hortus Nitidissimis Omnem Per Annum Superbiens Floribus Sive Amoenissimorum Florum Imagines ("Un anno in un brillante giardino di squisiti fiori rappresentati in belle immagini"), anch'esso frutto, in gran parte, della sua amicizia e collaborazione con il grande artista Georg Dionysius Ehret (vedi). L'inizio della pubblicazione di questo libro avvenne a Norimberga a cura di J.M.Seligmann nel 1750 (vedi), dunque tre anni prima di Species Plantarum. Alle tavole, pubblicate progressivamente nell'arco di molti anni dalla stesso Seligmann e poi da J.F.Mayer e A.L.Wirsing fu aggiunto il testo, in parte prodotto da G.L.Huth e da C.G.von Murr (read). Nel libro vengono elencate dieci piante come Lilio-narcissus, il nome sostituito da Linneo con Amaryllis perché era un nome composito, inaccettabile secondo i criteri della nomenclatura binomiale. Nel testo del capitolo dedicato ai Lilio-narcissus viene esplicitamente indicato che Linneo applica a queste piante il nome Amaryllis ("...LINNAEUS Amaryllida iocat hunc florem...") e al punto 5 viene riportata la pianta conosciuta come belladonna ("Amaryllis seu Lilionarcissus spatha multiflora, corollis campanulatis aequalibus, genitalibus declinatis. Bella Donna."). In seguito la pianta viene descritta in dettaglio (vedi), affermando tra l'altro: "La quinta specie di Lilio-Narcissus, chiamata Bella Donna, è stata portata in Inghilterra dal Portogallo, dove molte piante crescono nei giardini. I bulbi si propagano facilmente, particolarmente nei Paesi dove  le piante crescono all'aperto. Nei giardini italiani si trovano grandi numeri di questi fiori, in particolare nelle vicinanze di Firenze, dove, al momento della loro fioritura, vengono venduti comunemente ai mercati per decorare i saloni degli abitanti. Questa pianta cresce in Italia così bene che non ha bisogno di cure diverse da quelle date ai comuni gigli. Nonostante la fioritura non avvenga prima di agosto, la pianta produce bene dei semi e questi vengono usati per propagarla....le verdi foglie seguono presto dopo la fioritura. Esse sono in vegetazione durante l'intero inverno e durante la primavera fino a maggio quando appassiscono, il che è il momento in cui i bulbi devono essere trapiantati. Se rimangono in terra fino a luglio avranno sviluppato delle nuove radici ed sarà molto dannoso per i bulbi disturbarli. Se qualcuno dovesse piantare alcuni di questi bulbi in un border caldo, vicino ad un muro orientato verso sud, in un terriccio asciutto, allora essi cresceranno bene, soprattutto se vengono coperti nel caso di freddo intenso. Tali bulbi si propagheranno bene e fioriranno molto meglio di quelli tenuti in vaso."

Nel libro di C.J.Trew al Lilionarcissus Bella Donna è associato il dipinto di G.D.Ehret (vedi), con cui viene fugato ogni possibile dubbio sull'aspetto della pianta, la quale presenta tutte le caratteristiche della specie Amaryllis belladonna del Sudafrica. Il colore dei fiori con striature e l'orientamento dei fiori potrebbe far pensare ad un ibrido intergenerico naturale della specie base, ma è probabile che si tratti di una raffigurazione di una forma della specie vera e propria. L'acquerello fu dipinto nel 1744  e raffigura una pianta nata da un bulbo importato dal Portogallo. Anche oggi certi esemplari di Amaryllis belladonna da questo Paese,  diffusi per esempio alle Isole Azzorre, sono caratterizzati da vistose striature dei tepali (vedi). E' da tenere anche presente che l'esecuzione di acquerelli di piante può richiedere tempi superiori a quelli della vita naturale dei fiori. (Solo più tardi  Ferdinand e Franz Bauer  riuscirono ad introdurre e usare una codifica dei colori  per riprodurre correttamente tutte le sfumature osservate nelle piante. vedi) Inoltre deve essere presa in considerazione la tecnica di stampa da incisioni su lastre di rame in cui la riproduzione di un colore possibilmente omogeneo dipendeva sempre dalla densità delle linee incise nonché dalla successiva applicazione del colore a mano. L'incisione e la stampa furono eseguiti circa dieci anni dopo il completamento dell'acquerello. Il dipinto di Ehret fuga comunque qualsiasi dubbio sull'eventuale scambio del soggetto per un'Amaryllidacea sudamericana del genere oggi conosciuto come Hippeastrum e non si riferisce dunque alla pianta indicata da Linneo nel 1753 come Bella Donna in Species Plantarum.  

Negli anni sessanta del XVIII secolo i botanici si resero conto del fatto che più di una pianta veniva indicata come Amaryllis belladonna, tra cui quella a cui il nome Bella donna si riferiva da molto tempo e che proveniva primariamente dal Sudafrica, e secondariamente da Madeira, dal Portogallo, dall'Italia e dall'Isola di Jersey nella Manica. In quel periodo girava infatti anche il nome Amaryllis capensis, il quale però non venne ripreso da John Miller e Charles l'Héretier, i quali attribuirono il nome Amaryllis belladonna alla specie sudafricana, mentre come Amaryllis reginae indicarono la pianta sudamericana, precedentemente nota in Inghilterra come Lilium reginae e già ribattezzata come Amaryllis reginae da Linneo nel suo parziale ravvedimento nella decima edizione del Systema Naturae del 1759. Nell'anno 1789 nel Hortus Kewensis tale pianta sudamericana veniva poi indicata come Amaryllis equestris  e nel 1795 rappresentata nel Curtis's Botanical Magazine (vedi). Poco dopo l'Amaryllis belladonna, correttamente nominata, è stata splendidamente dipinta in Francia da Pierre-Joseph Redouté (vedi) e poi in Inghilterra da Priscilla Susan Bury (vedi).

Non c'è dubbio che la pianta di origine sudafricana si trovava in coltivazione in varie parti d'Europa già dal XVI secolo, nonostante una precisa data d'importazione non sia nota. Interessante è l'osservazione di David Fenwick (read), il quale mette la diffusione di questa pianta in relazione con quella della canna da zucchero. Come prova indiretta egli indica la sua notevole presenza e la parziale naturalizzazione in posti come Madeira, le Azzorre, l'Italia meridionale ed anche certe zone del Brasile.

I nomi volgari dell'Amaryllis belladonna sono molti. In Italia oggi è più diffuso il nome sgarbato Femmina nuda, ma in Sicilia la pianta era nota da secoli come Santa Rosalia  o Santa Rosa. In Portogallo essa viene chiamata Bordao de Sao Jose (a ricordare la leggenda secondo la quale il bastone di S. Giuseppe fiorì al momento in cui dovette essere scelto dai sacerdoti come sposo della Vergine). In Spagna è noto il divertente nome Meninas Para Escola, dovuto alla fioritura in tarda estate, quando Le fanciulle vanno a scuola nei loro grembiuli rosa. Nel Regno Unito il nome Jersey Lily (vedi) ricorda l'importanza delle coltivazioni nell'isola, mentre Belladonna Lilies fa capire il ruolo dell'Italia come Paese attraverso il quale la pianta raggiunse l'Europa settentrionale. In Sudafrica il nome March Lily è dovuto al momento in cui l'Amaryllis belladonna sboccia nel emisfero meridionale e negli Stati Uniti d'America il gentile nome Naked Lady si riferisce all'assenza di foglie al momento della fioritura.

Mentre alla fine del settecento a molti botanici  la provenienza e le caratteristiche delle varie Amaryllidaceae non erano ancora ben chiare, nel XIX secolo furono eseguiti studi determinanti per chiarire l'appartenenza delle specie ai vari generi. Furono due famosi studiosi inglesi delle bulbose, William Herbert e John Gilbert Baker  a dare il maggiore contributo.

In particolare Dean William Herbert (1787-1847) analizzò le differenze tra le specie sudafricane e quelle sudamericane e pubblicò i suoi ritrovamenti in maggiori riviste scientifiche negli anni venti e trenta. Egli descrisse significative differenze morfologiche e documentò sperimentalmente molti casi di incompatibilità tra i generi provenienti dai due continenti australi, mettendo invece in evidenza la possibilità di facili ibridazioni tra i generi sudafricani. In conseguenza egli prese la decisione di separare i generi, mantenendo unicamente la specie sudafricana Amaryllis belladonna nel genere Amaryllis (vedi) ed assegnando le altre piante classificate  in tale genere da Linneo in generi diversi. Per alcuni di essi egli dovette inventare nomi completamente nuovi, come per quello importantissimo di Hippeastrum, a cui vennero assegnate molte delle grandi Amaryllidaceae sudamericane. Le altre specie descritte da Linneo come Amaryllis vennero collocate nei generi Ammocharis, Boophone, Brunsvigia, Nerine, Oporanthus, Sprekelia e Zephyranthes.

William Herbert riferì delle differenze riscontrate tra le varie forme di Amaryllis belladonna importate in varie occasioni (vedi) e descrisse in dettaglio le esigenze della pianta in varie condizioni climatiche.

Alla fine degli anni trenta del 19° secolo le conclusioni e cambiamenti tassonomici apportati da Herbert furono accettati dalla comunità scientifica. Nei successivi cento anni  furono scoperti e classificati molti dati delle Amaryllidaceae selvatiche, mentre si sviluppava l'attività orticola e furono eseguiti numerosissimi incroci, di cui si parlerà più avanti in questa pagina.

Per quanto riguarda le Amaryllidaceae selvatiche il contributo fondamentale fu quello di John Gilber Baker (1834-1920). Egli procedette alla classificazione secondo la forma dei fiori e delle foglie assegnando le piante note e quelle man mano scoperte a tribù, sottotribù e generi. Baker confermò il genere Amaryllis come monotipico, cioè contenente la sola A. belladonna (N.B. la seconda specie del genere fu scoperta solo negli anni settanta del 20° sec.), mentre il genere Hippeastrum comprendeva nel 1878 quaranta sette specie ben descritte. Entrambi questi generi furono assegnati alla tribù Amaryllideae.

Purtroppo, nel 1938 scoppiò una nuova polemica a riguardo dei nomi Amaryllis e Hippeastrum. Un gruppo di botanici americani, riferendosi alla regola della precedenza del primo nome assegnato ad una pianta, cercò di restituire al genere americano il nome Amaryllis, usato dal fondatore svedese della nomenclatura binomiale. La loro argomentazione, seppure non priva di elementi giustificati dalla evidente insufficiente ed errata informazione a disposizione di Linneo, creò una nuova confusione (read). Visto che nel mondo della floricoltura il nome Amaryllis veniva già da decenni preferito a quello deciso dai botanici, gli orticoltori americani ed olandesi si sentirono giustificati nel suo uso per indicare i numerosi nuovi vistosi ibridi di Hippeastrum che venivano commercializzati soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Formalmente la disputa si è concluse nel 1954 con un voto dell'apposita commissione incaricata dal Congresso Internazionale di Botanica. Venne stabilito di mantenere i nomi come erano stati definiti da Herbert e dunque la denominazione corretta è Amaryllis belladonna L. Alcuni botanici non accettarono però mai questa decisione e fino agli anni ottanta venivano ogni tanto pubblicati appassionati articoli a favore della fallita revisione. Purtroppo anche il botanico statunitense H.P.Traub facceva parte degli oppositori alle nomenclatura decisa da Herbert e dal VIII Congresso di Botanica e con la sistematica descritta nel suo libro The Genera of Amaryllidaceae (1963) contribuì ulteriormente ad ingarbugliare la situazione. Esso classificò l'Amaryllis belladonna sudafricana come appartenente al sottogenere Coburgia nel genere Brunsvigia  e restituì al genere Hippeastrum il nome Amaryllis ed alla pianta che causò la confusione, cioè all'Hippeastrum equestre, il nome Amaryllis belladonna. Questi cambiamenti non furono accettati dalla scienza botanica ufficiale e non contribuirono alla serenità e chiarezza necessarie agli studi. Attualmente i massimi studiosi, confortati dalle decisioni definitive del 14° Congresso di Botanica, sono diventati molto categorici nel rifiutare ulteriori dibattiti su questo argomento, come viene documentato dalle decise parole  di Alan Meerow, rese note qualche anno orsono (vedi).

Per fortuna, nel 2002 John E. Bryan, nel suo autorevole libro enciclopedico Bulbs descrisse correttamente le Amaryllidaceae d'interesse per gli orticoltori e gli appassionati del giardinaggio. Inoltre, nel 2004 fu pubblicato un altro importante libro dedicato agli Hippeastrum americani. Questa monografia porta lo splendido titolo conciliante  Hippeastrum: The Gardeners Amaryllis. In esso l'autrice, Veronica M. Read, usa la nomenclatura ormai consolidata e fornisce buone informazioni sulla storia delle controversie botaniche riguardanti questo genere e la nostra Amaryllis belladonna.

Colin Mills indica in una tabella i vari nomi attribuiti a Amaryllis belladonna (vedi) nonché alle piante ottenute con vari incroci intergenerici con parentele più o meno note.

Nonostante tutti gli sforzi del mondo scientifico, anche con l'aiuto di campagne pubblicitarie attraverso la stampa e la televisione, nel mondo della floricoltura e dell'orticoltura ornamentale viene tuttora usato il nome Amaryllis per indicare gli Hippeastrum e, purtroppo, solo i produttori evoluti riportano almeno entrambi i nomi sugli imballaggi dei bulbi e delle piante fiorite.

La Floriana Bulbose rispetta rigorosamente nei suoi siti, nei cataloghi e nelle altre pubblicazioni le decisioni degli scienziati botanici e si sente confortata dall'italianità del nome scientifico della specie sudafricana, da secoli coltivata nei giardini ed orti del nostro Paese e amata dagli innumerevoli giardinieri, soprattutto delle regioni meridionali a clima mite:La bella donna Amarillide.

 

Conviene ricordare che secondo alcune fonti la famiglia delle Amaryllidaceae sarebbe stata recentemente abolita e i suoi generi sarebbero confluiti in quella delle Alliaceae (vedi). Secondo altre fonti tali cambiamenti non sono internazionalmente accettati (vedi).

 

 

La specie e le sue forme

La specie Amaryllis belladona è originaria del Sudovest della Provincia del Capo in Sudafrica (vedi), dove cresce in piccoli ma densi gruppi tra le rocce in suoli molto permeabili. Essendo la propagazione per seme molto semplice, si possono  osservare estese popolazioni soprattutto lungo i pendii delle colline e montagne, nelle quali si nota frequentemente  un'importante variabilità nel colore e nell'aspetto dei fiori. La pianta ha un grande bulbo scuro tondeggiante, ricoperto da catafilli beige o marrone chiaro. Esso cresce ad una velocità moderata e può produrre fiori solo quando ha raggiunto un diametro di ca. 8 cm o più. Nei fynbos  del Sudafrica si osserva la fioritura particolarmente copiosa dopo gli incendi (vedi) .

Le infiorescenze, composte da fiori imbutiformi (generalmente tra 6 a 12), sono portate su steli di colore verde-porpora alti 50-60 cm, i quali emergono  dal bulbo prima delle foglie verso la fine di Agosto (Febbraio-Aprile nel Paese di origine vedi), generalmente dopo le prime piogge che segnano la fine della massima calura estiva. I fiori, simili a quelli dei gigli di tipo longiflorum, sono lunghi ca. 10 cm con un'apertura massima tra le punte dei tepali pari a ca. 8 cm. Sono portati su peduncoli corti ed orientati prevalentemente nella direzione di massima insolazione. Il loro colore è rosa tenue, frequentemente con la gola più chiara, fino a bianca. I fiori sono piacevolmente profumati, soprattutto nelle giornate calde e verso sera. In natura si trovano anche delle forme completamente bianche oppure appena con un'ombra di rosa (vedi) e quelle con varie tonalità di rosa, fino ad una tinta assai scura. I fiori che invecchiano all'ombra assumono generalmente una colorazione più scura, eventualmente a macchie, mentre in pieno sole frequentemente sbiadiscono durante la maturazione. Dal centro del fiore emerge il lungo pistillo con lo stigma rivolto verso l'alto. Esso è circondato dalle antere inizialmente scure e lucide, le quali si spaccano per esporre il polline bianco ed appiccicoso. I fiori rimangano aperti per molti giorni. In coltivazione può risultare vantaggioso innaffiare le piante durante la fioritura per prolungarla.

Vari cloni di Amaryllis belladonna sono stati portati dalla regione d'origine in zone con un clima adatto alla loro propagazione. Esistono numerose popolazioni inselvatichite in climi simili a quello mediterraneo, ma anche in alcune zone assai aride. Si riscontra una notevole variabilità sia nel colore che nell'aspetto dei fiori (slideshow a sin. e vedi alcune vere forme nella Galleria dell'IBS).

L'Amaryllis belladonna non ha bisogno di un suolo particolare e riesce bene anche in substrati pesanti, purché permeabili. I migliori risultati si raggungono in suoli leggermente acidi o neutri. La pianta è adatta alla coltivazione in piena terra e mal sopporta la costrizione causata da vasi e recipienti. I bulbi di medie dimensioni devono essere piantati ad una profondità pari a 1,5 o 2 volte l'altezza del bulbo e sono dunque sempre ben coperti dal substrato. Bulbi molto grandi, pronti per la fioritura, devono essere piantati meno profondi, con la punta appena coperta dal suolo. Il momento più adatto per la messa a dimora è alla fine dell'estate (vedi), ma bulbi di media grandezza sono frequentemente disponibili anche in primavera. Essi dovrebbero essere impiantati appena dopo il pericolo di gelate per permettere alle foglie, che spesso sono già visibili in cima ai bulbi, di svilupparsi e completare un breve ciclo di accrescimento. Dopo la messa a dimora in primavera le piante non riescono generalmente a fiorire nel primo anno e, trattandosi spesso di bulbi di minore grandezza, sono necessari 2 o 3 anni per vedere i primi fiori. Successivamente, se trattate correttamente, le piante fioriranno praticamente ogni anno. I bulbi ingrossando negli anni raggiungono spesso il livello della superficie del suolo. Non è necessario intervenire per coprirli con il terriccio, ma quando si formano grossi agglomerati tra bulbi grandi e bulbetti prodotti agamicamente, conviene separarli all'inizio dell'estate e ripiantarli immediatamente distanziandoli adeguatamente. Un moderato apporto di nutrienti  in autunno ed in primavera (fertilizzante liquido per piante fiorite) permette un migliorie accumulo di riserve nei bulbi e dunque una fioritura più abbondante.

Le foglie dell'Amaryllis belladonna si sviluppano in autunno dopo la fioritura. Esse sono lucide, lineari, verde intenso, lunghe da 20 a 50 cm, molto decorative, di varia larghezza secondo il clone disponibile. Le piante tollerano episodi di lieve gelo, ma le foglie vengono danneggiate dal gelo sotto - 5°C. Esse crescono durante l'autunno e l'inverno e sono indispensabili per l'ingrossamento dei bulbi e la fioritura nella successiva stagione. Brevi episodi di gelo fino a -5° C causano solo lievi danni alle punte delle foglie, che vengono superati bene al momento del ritorno di temperature più miti della primavera e non impediscono lo sviluppo normale dei bulbi. Le foglie rimangono verdi fino ai mesi di aprile o maggio e non devono essere tolte ne deve essere tentato il trapianto delle piante prima del completamento del ciclo vegetativo.

La propagazione viene effettuata per separazione dei bulbi laterali, mentre è molto lenta quella da seme. In natura nei luoghi di origine della specie i grandi frutti carnosi bianchi, giallognoli o rosati (vedi) vengono dispersi dal vento e dalle forti piogge di fine Marzo ed Aprile e la germogliazione avviene entro due settimane. Sono però necessari cinque o più anni perché le nuove piante possano fiorire per la prima volta.

Danni da parassiti sono rari (limacce e mosca dei bulbi). Il nemico principale è il forte freddo e la negligenza nella cura delle foglie da parte di giardinieri senza scrupoli, poco attenti o troppo inesperti.

Come numerose altre Amaryllidaceae, anche A. belladonna è una pianta tossica per l'uomo a causa della presenza di certi alcaloidi sia nei bulbi che negli organi verdi. L'ingestione può causare un grave malessere ed i suoi liquidi provocano irritazioni cutanee.

 

Alcuni ibridi derivati e le nuove cultivar

In letteratura, e frequentemente anche tra gli appassionati del giardinaggio, appare il riferimento a "ibridi di Amaryllis", "Amaryllis belladonna hybrids", "Belladonna hybrids" ecc. ecc. Tali termini dovrebbero essere ben compresi, e forse evitati, per impedire di ingannare le persone meno esperte e farle credere che si tratti di forme o varietà naturali di Amaryllis belladonna o di ibridi tra le due specie finora descritte (Amaryllis belladonna L. e Amaryllis paradisicola Snijman read  vedi). Le origini degli ibridi derivati da Amaryllis belladonna non sono stati chiariti e persistono alcune teorie, complicate da una nomenclatura alquanto confusa e talvolta contraddittoria usata dai vari autori. Qui si cerca di riassumere le informazioni e le opinioni, le notizie e le speculazioni, le certezze e le congetture riguardanti piante che si distinguono per la loro straordinaria bellezza ed abbondanza dei fiori. Si intravvedono le prospettive per la creazione di nuove cultivar e, forse, di intere linee di bulbose per l'abbellimento dei giardini del futuro.

Oltre alle xAmarygia e xBoopharyllis, di cui si parla in questa pagina, l'ibridazione tra Amaryllis belladonna ed altre Amaryllidaceae ha portato a ibridi già presenti in commercio, come xAmarine vedi   e   xAmarcrinum vedi, vedi (non corretto è il nome Crinodonna). Queste piante vengono trattate separatamente nella presente guida.

 

L'aspetto degli ibridi attualmente noti.

La storia degli incroci che hanno coinvolto la specie Amaryllis belladonna è estremamente complessa ed interessante. Ad essa è dedicato il prossimo paragrafo. Qui si vuole mostrare, con alcuni esempi, l'ampio spettro dei fiori attualmente noti in Australia ed alcune cultivar commercializzate. Gli ibridi intergenerici vengono indicati come xAmarygia (nome pubblicato nel 1950 da Raffaele Ciferri e Valerio Giacomini in Nomenclator Florae Italicae). Questo nome viene attualmente considerato quello più corretto, visto che, come verrà descritto in seguito, le note dei primi ibridatori riferiscono che gli ibridi derivavano inizialmente da incroci tra specie di Amaryllis e Brunsvigia. Attraverso successivi incroci si ottennero "ibridi di xAmarygia".

Nella colonna a sinistra sono state numerate le presentazioni in forma di slideshows:

ssh 1: Popolazioni a Camden Park,

         vicino a Sydney, dove furono eseguiti negli anni '40 dell'Ottocento i primi incroci nella tenuta

         della famiglia Macarthur.

In un lavoro meticoloso, guidato da Colin Mills, viene eseguito il recupero ed il restauro dei giardini in questo posto d'importanza storica dell'Australia e vengono effettuati anche studi sulle Amaryllidaceae ivi presenti. E' in preparazione un apposito sito internet "Hortus camdenensis".

ssh 2: Esempi di fioriture in giardini e luoghi incolti in Australia.

In Australia si trovano varie popolazioni di ibridi di xAmarygia  (vedi, vedi) più o meno inselvatichite,  la cui origine risale agli incroci effettuati nel XIX secolo. Infatti nella tenuta dei Macarthur (vedi) ed in numerosi vivai proseguirono gli incroci tra le Amaryllidaceae ed è interessante ricordare che nel Catalogue of Plants del vivaio Camden Park Nursery già nel 1857 veniva offerto un ibrido di xAmarygia sotto il nome "Amaryllis Ameliae (hybrid)", l'ibrido inzialmente chiamato così da J.C.Bidwill in omaggio alla moglie Emily di James Macarthur. In questi cataloghi si trovavano anche gli ibridi da un nuovo incrocio tra Amaryllis (forse anche degli ibridi di A.blanda di Herbert) e Brunsvigia josephinae (vedi), del quale si riferisce nel seguente paragrafo. Si conosce la data della prima fioritura - nel 1861 - delle piante ottenute con tale incrocio, il quale (nonché quello inverso) fu effettuato anche nel 1892 dal famoso vivaio olandese van Tubergen di Zwanenburg in Olanda. La fioritura si ottenne solo dopo 16 anni. Sembra che le piante oggi conosciute in Europa come xAmarygia parkeri discendano da tale incrocio olandese.

ssh 3: Cultivar sporadicamente trovabili in commercio.

Si ritiene che si tratti generalmente di ibridi di xAmarygia ottenuti con reincroci con la specie A. belladonna  oppure con altre xAmarygia  e loro discendenti.

Sul mercato internazionale delle bulbose si possono trovare alcune cultivar di ibridi di xAmarygia, alle quali furono dati dai creatori oppure dai rivenditori dei nomi di fantasia. Accedere a tali bulbi fuori dall'Europa non è un'impresa facile ed i costi sono tuttora assai alti. Alla veloce diffusione delle cultivar contribuisce negativamente l'alto peso dei bulbi pronti per la fioritura nella stagione successiva all'acquisto, che fa levitare i costi di trasporto.

 

Gli sviluppi dai primi incroci ai risultati conseguiti nell'ultimo secolo.

Negli anni venti del XIX secolo Willam Herbert poté dimostrare sperimentalmente la facilità con cui A. belladonna costituisce ibridi intergenerici con altre Amaryllidaceae sudafricane. Ancora prima, durante il memorabile viaggio della nave Endeavour di James Cook, Joseph Banks aveva raccolto vicino al Capo della Buona Speranza una pianta apparentemente diversa dall'Amaryllis belladonna, la specie che egli conosceva già bene dalla sua sosta del 1768 a Madeira. I grandi bulbi di questa nuova pianta, anche se provenienti da un altro ritrovamento,  furono inviati in Inghilterra da Van Royen dall'Olanda, fiorirono nel giardino di Chelsea, furono coltivati nei Giardini Reali di Kew e poi anche ceduti a vivaisti, come la famosa Loddiges Nursery di Hackney a Nord di Londra. Questa pianta, denominata Lilio-narcissus (o Amaryllis) blanda, oggi scomparsa, era forse un ibrido naturale di Amaryllis belladonna e Cybistetes longifolia oppure un ibrido naturale derivato dall'incrocio di Brunsvigia grandiflora e A. belladonna (read), anche se W. Herbert la considerava solo una forma pallida della specie Amaryllis belladonna. Un'altra pianta, simile ma probabilmente non identica, viste alcune differenze morfologiche, fu raccolta in Sudafrica da Hibbert e successivamente acquistata da Herbert (read). Questa pianta fu da quest'ultimo indicata come "Amaryllis blanda", ma egli la considerava già un possibile ibrido intergenerico e non con certezza una nuova specie del genere Amaryllis.

E' dunque evidente che nelle varie collezioni dell'inizio del 19° secolo si potevano trovare sia diverse forme della specie Amaryllis belladonna che degli ibridi. E' interessante che della cosiddetta A. blanda  si conosce un ritratto pubblicato nel 1812 (vedi). Nell'immagine si vede una pianta con un'infiorescenza ampia di grandi fiori disposti in cerchio, portati su lunghi peduncoli. I fiori erano chiari, quasi bianchi con la gola gialla. La pianta era molto fertile e poteva essere facilmente incrociata con altre Amaryllidaceae sudafricane.

 

Un allievo di William Herbert,  John Carne Bidwill (1815 – 1853), visitò l'Australia e poi vi si stabilì. Egli fece varie scoperte (anche in Nuova Zelanda), fu nominato primo direttore del Giardino Botanico di Sydney e morì di stenti a causa delle privazioni dovute alla perdita di orientamento nella natura selvaggia del New South Wales (read). Tra l'altro Bidwill lavorò per la famiglia Macarthur nella Camden Park Estate vicino a Sydney ed ivi fu il primo ad eseguire, nel 1841, degli incroci tra Amaryllis e Brunsvigia ed a allevare la progenie (read).

Per poter comprendere la terminologia e rendersi conto della grande confusione nell'attribuzione dei nomi alle piante che risultarono dagli incroci intergenerici di Amaryllidaceae  si ritiene opportuno ricordare qui che gli ibridi F1 tra Amaryllis e Brunsvigia vengono correttamente chiamati xAmarygia  (con il nome cognato molto più da tardi - nel 1950 - da Ciferri e Giacomini, nonché arduamente sostenuto dal famoso ibridatore americano Les Hannibal, in sostituzione ai nomi botanicamente scorretti come Brunsdonna o xBrunsdonna usati in Inghilterra, o di quelli generici Amaryllis belladonna hybrid  o Brunsvigia hybrid  usati in Australia). La nomenclatura è stata contaminata da numerose altre invenzioni di onomastica botanica che qui verranno in parte citate. La storia della nomenclatura è stata riassunta molto bene da C.Mills (vedi).

I discendenti delle xAmarygia ottenuti con incroci vengono correttamente chiamati "ibridi di xAmarygia ".

J.C.Bidwill ottenne i primi fiori nel 1847 da incroci tra Amaryllis belladonna e la Brunsvigia (verosimilmente la B. orientalis allora chiamata B. multiflora, nonché la  B. josephinae).  Al migliore ibrido dei suoi primi incroci egli attribuì il nome Amaryllis (o Brunsvigia) "Ameliae" (Emily).

E' noto che Bidwill ricevette dei bulbi della pianta definita da Herbert come"Amaryllis blanda hybrid",  ma questi non produssero fiori in tempo per poter essere usati nei suoi primi incroci.

 

L'australiano Jim Lykos, appassionato studioso e coltivatore di Amaryllis e di piante derivate,  ha recentemente consultato le fonti disponibili ed in particolare il Notebook di J.C.Bidwill. Egli riferisce (comunicazione personale), che per i primi incroci Bidwill disponeva di amaryllidi (forse tutte forme di Amaryllis belladonna) con quattro diversi colori dei fiori: 1.fiori rosa con foglie strette (precoce), 2.fiori rosa con foglie larghe (tardiva), 3.fiori con striature rosa e stelo molto alto, 4.fiori bianco puro più grandi delle altre "varietà" che non diventavano rosa invecchiando, le piante aventi foglie larghe e lo scapo corto e pedicelli lunghi quasi il doppio degli altri tipi (nel Notebook di Bidwill indicati come "capsule"). Sulla base di queste descrizioni non risulta possibile affermare con certezza che tra i quattro tipi di piante usate non vi fosse la cosiddetta A. blanda,  fornita eventualmente ai Macarthur da qualche collezione inglese, soprattutto tenendo conto delle caratteristiche della pianta con i fiori bianchi.

John Bidwill tentò gli incroci tra Amaryllis e Brunsvigia in entrambi i sensi, ma egli stesso riferì sulla difficoltà di ottenere semi da Brunsvigia fecondate da Amaryllis, mentre risultava facile l'incrocio inverso, il quale portò a piante con infiorescenze composte da molti fiori parzialmente fertili. E' doveroso segnalare che per tali piante è stato proposto il nome xAmarygia bidwillii.

 

A questo punto della sequenze logica degli avvenimenti si verifica un vuoto che risulta difficile colmare con delle ipotesi. Forse solo la ripetizione di molti possibili incroci di Amaryllidaceae ed analisi molecolari potranno chiarire la comparsa delle piante oggi note come ibridi di xAmarygia.

Una teoria afferma semplicemente che qualche anno più tardi, quando fiorirono gli "Amaryllis blanda hybrids " ricevuti da Herbert, Bidwill eseguì nuovi incroci con Brunsvigia. La progenie da questa ibridazione intergenerica sarebbe stata successivamente reincrociata con Amaryllis belladonna  ottenendo le piante che poi divennero note come Amaryllis xmultiflora, Amaryllis multiflora hybrids, Brunsvigia multiflora hybrids, multiflora Amaryllis belladonna, Amaryllis blanda Josephiniana  ecc. ecc.

 

Dal Notebook di Bidwill è anche noto che egli eseguì incroci tra  Cybistetes longifolia (da lui conosciuta come Ammocharis falcata) e Amaryllis belladonna. I semi formatisi sulla pianta madre (A.belladonna) furono però rubati al momento della loro maturazione e non si conosce la loro sorte. Nel 1866 fu esposta dal vivaista Silas Sheather, ex giardiniere a Camden Park, una pianta che da uno schizzo eseguito dal vivo e pubblicato nell'Horticultural Magazine of NSW, p.65 (read), potrebbe essere considerata la prima pianta del tipo conosciuto in seguito come Amaryllis xmultiflora. Il famoso ibridatore americano, Lester Hannibal (vedi più avanti), indicava questa pianta come un chiaro esemplare di un ibrido F1 dell'incrocio tra Cybistetes  e Amaryllis.

Allo stesso anno 1866 risale un dipinto (vedi ssh 4 nella colonna a sinistra), opera della maestra di scuola nella tenuta dei Macarthur, Miss Fletcher, conservato dalla Mitchell Library di Sydney. Anch'esso rappresenta una tipica Amaryllis xmultiflora (o genericamente "belladonna multiflora") del tutto simile a molti ibridi attualmente presenti a Camden Park e dall'australiano Dr. Colin Mills definiti "xAmarygia parkeri" (vedi foto di C.Mills).

 

A questo punto sembra necessario riportare alcuni aspetti della complessa storia di queste piante e delle basi (parzialmente incerte) che vengono riconosciute valide per giustificare l'uso del nome latinizzato xAmarygia parkeri :

Come già accennato, si conoscono gli appunti di John C. Bidwill sui primi incroci effettuati in Australia, i quali sono stati anche pubblicati in parte da William Herbert in Inghilterra. Dopo la morte di Herbert nel 1847 l'interesse di Bidwill per le Amaryllidaceae cominciò a venire meno, come egli ammette nella sua lettera del 1850, pubblicata nel The Gardeners' Chronical di Londra (read). Inoltre, per ragioni di impegni di lavoro, egli si trasferì in un'altra zona del New South Wales. Gli incroci e la coltivazione degli ibridi continuarono a Camden, ma venne a mancare la scrupolosa annotazione sia delle operazioni che dei risultati. E' in questo periodo, immediatamente precedente alla documentata comparsa delle piante note come Amaryllis x multiflora e belladonna multiflora (xAmarygia parkeri) che potrebbe essersi verificato l'uso di altre Amaryllidaceae  oltre Amaryllis e Brunsvigia. Non essendo però disponibili a proposito dati diversi da quelli che affermano l'uso di solo questi due generi, le deduzioni degli studiosi giustificano il nome xAmarygia ed in particolare xAmarygia parkeri. L'attributo parkeri (introdotto da W.Watson) ricorda il lavoro svolto da una sorella più giovane di Sir William Macarthur, Lady Emmeline Parker, alla quale John Bidwill aveva insegnato come eseguire gli incroci. Lady Parker introdusse in Inghilterra una sua pianta con fiori bianchi che ebbe una larga diffusione nelle serre negli anni '80 dell'Ottocento e fu appunto ufficialmente descritta in The Gardeners' Chronicle  del 1909 da W.Watson come Amaryllis parkeri ('Alba').

 

Colin Mills (communicazione personale) è l'autore di un approfondito saggio (non ancora pubblicato) sugli ibridi derivati da Amaryllis belladonna, con la seguente conclusione: " Mentre John C. Bidwill era la prima persona a produrre una pianta fiorita tramite l'incrocio tra Amaryllis belladonna e specie di Brunsvigia, l'origine delle xAmarygia parkeri australiane rimane una questione aperta.... La somma degli indizi indica che gli ibridi xAmarygia parkeri sono i discendenti da ibridi A.belladonna  x B. josephinae  reincrociati con A. belladonna, possibilmente in più di una generazione. In tale processo è stata persa la maggior parte delle caratteristiche di Brunsvigia, conservando principalmente il numero elevato di fiori per scapo, ombrelle floreali più circolari ed il colore dei fiori, in particolare quello giallo-arancione alla base dei tepali, tanto tipico degli ibridi xAmarygia parkeri. "

Nel saggio C.Mills mette in evidenza che gli ibridi di Bidwill, soprattutto xAmarygia 'Ameliae', furono probabilmente diffusi su larga scala tra i membri della famiglia Macarthur, ceduti ai dipendenti dei loro vivai all'ingrosso (p.es. al capo giardiniere Silas Sheather) e ai vivai con vendita al dettaglio, come per esempio quello di John Baptiste a Sydney (il che spiega l'attributo baptistii, talvolta presente in letteratura). L'ibrido 'Ameliae' era però chiaramente molto diverso dagli ibridi a grandi fiori oggi identificati come xAmarygia parkeri. E' possibile che essi derivino piuttosto dall'incrocio tra A. belladonna e Brunsvigia orientalis (ex multiflora o grandiflora). Oggi non si conosce l'aspetto di piante risultanti direttamente da un tale incrocio, mentre a Camden Park esistono degli esemplari di piante dell'aspetto verosimilmente identico a quello della xAmarygia "Ameliae"  e l'incrocio tra A.belladonna e B.josephinae, ripetuto dagli australiani recentemente, portò ad una pianta (foto di C.Mills) in tutto corrispondente alla descrizione data dallo stesso J.C.Bidwill. Centinai di altri ibridi F1 fioriranno a Camden Park nei prossimi anni. Essi sono frutto dell'impegno scientifico di C.Mills e dei suoi collaboratori.

Molti degli ibridi presenti a Camden Park sono caratterizzati da numerosi fiori (fino a venti in infiorescenze portate su steli alti ca. 50 cm), i quali  sono di colore rosa-rosso carminio, con la base dei fiori di colore bianco giallognolo, giallo o arancione. Molte piante presentano foglie più larghe e più lunghe delle forme di Amaryllis belladonna. Si conoscono anche delle forme con fiori bianchi, corrispondenti all'xAmarygia parkeri 'Alba' della Lady Emmeline Parker. 

Alla fine dell'Ottocento e nel Novecento in Australia venero effettuati altri incroci tra Amaryllidaceae di cui però non si conoscono con certezza i progenitori. Alcuni vivai lungo le spiagge a nord di Sydney, come Hollaway Bros, nonché i vivai Shephard a Cremorne di Sydney introdussero circa sette diverse varietà commerciali di xAmarygia tra l'anno 1880 ed il 1960 (read). Generalmente dovrebbe essersi trattato di incroci in cui inizialmente le piante di Amaryllis venivano fecondate con il polline di Brunsvigia. Certamente molto rari furono gli eventuali incroci con le Brunsvigia fecondate con il polline di Amaryllis (o xAmarygia), ma alcune piante dall'incrocio Brunsvigia josephinae e Amaryllis belladonna sono note e tuttora in coltivazione e si attende la loro fioritura per documentare l'aspetto dei fiori.

Spontaneamente nei giardini, soprattutto in quelli abbandonati, sono stati probabilmente assai frequenti nuovi incroci. Reincroci con Amaryllis belladonna  hanno potuto diluire il contenuto in geni di Brunsvigia, portando a piante altamente fertili con caratteristiche sempre più pronunciate dell'Amaryllis. Gli esperti affermano che attualmente tra le popolazioni in Australia non si è in grado di distinguere le forme di Amaryllis belladonna da piante molto simili "contaminate" con geni di Brunsvigia o eventualmente altre Amaryllidaceae, come Cybistetes. Saranno necessari studi al livello molecolare per poter distinguere tra le varie piante. Studi quantitativi sul DNA saranno anche necessari quando fioriranno i circa 500 ibridi tra Amaryllis belladonna e Brunsvigia josephinae accumulatisi negli anni a Camden Park.

 

Molte conoscenze ed importanti successi orticoli con piante della famiglia delle Amaryllidaceae sono il risultato del grande lavoro di un collezionista ed ibridatore amatoriale americano, l'ingegnere  Lester Hannibal (generalmente conosciuto come Les Hannibal). Egli è noto per aver contribuito in maniera decisiva alla classificazione dei Crinum e per il lavoro ineguagliato nella loro ibridazione. Nei moltissimi anni della sua attività (oltre 50) egli dedicò molto tempo e molti sforzi all'ibridazione dell'Amaryllis belladonna e delle varie xAmarygia. Hannibal era particolarmente intrigato dai risultati conseguiti da Bidwill e dai Macarthur in Australia (read) e fece cercare nei giardini abbandonati vicino a Sydney ibridi sopravvissuti dal XIX secolo. Nonostante si riuscì a ritrovare alcuni ibridi antichi, nonché numerosi loro discendenti, la ripetizione degli incroci con specie di Brunsvigia, con xAmarygia parkeri, con Cybistetes ecc. ecc. non permise di chiarire il complesso quadro genetico, ma portò a grandissime quantità di nuovi ibridi. Il giardino di Les Hannibal conteneva molte migliaia di questi bulbi. Numerosi di essi finirono nel giardino californiano del famoso collezionista di Amaryllidaceae, Wayne Roderick, ma altri vennero prelevati dal giardino di Les Hannibal dopo la sua morte nel 2001 da vari vivaisti ed amanti del giardinaggio e costituiscono oggi la base di svariate linee di incroci fatti da orticoltori soprattutto in America, ma anche in Australia e altrove. Per rendersi conto del grande numero di interessantissimi ibridi provenienti dal giardino californiano di Lester Hannibal conviene consultare la sezione preparata da Michael Mace per la pagina "Amaryllis "  della Pacific Bulb Society (vedi).

 

Oltre alle cultivar con nome si trovano da alcuni orticoltori specializzati, come per esempio Bill Welch in California (vedi), anche bulbi originati da numerosi nuovi incroci. La maggioranza di tali piante non è registrata e in diverse condizioni pedoclimatiche possono verificarsi risultati piuttosto casuali, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo dei colori. Anche la resistenza ad episodi di freddo non è sempre ben nota. Ne deriva l'assenza sul mercato europeo e gli amatori interessati sono generalmente costretti a fare acquisti direttamente dal produttore oppure accettare la mediazione senza alcuna possibilità di garanzia da parte di rivenditori specializzati, i quali devono a loro volta effettuare degli acquisti ad hoc perché non sono in possesso di proprie scorte.

Non sono numerosi gli amatori disposti ad aspettare per molti anni la fioritura da piccoli bulbi o addirittura pronti ad intraprendere la lunga trafila dalla messa a dimora dei semi alla fioritura dopo sei o più anni. Per le persone molto interessate agli ibridi di xAmarygia è però consigliabile proprio questa strada, perché risulta facile spedire semi anche in semplici buste imbottite.

 

Per riassumere, in generale è possibile affermare che nelle xAmarygia e loro ibridi i geni della Brunsvigia contribuiscono ad aumentare significativamente il numero di fiori portati su lunghi pedicelli in infiorescenze disposte più a raggiera rispetto a quelle di A. belladonna, in cui i fiori sono invece tutti rivolti verso il punto di maggiore insolazione. Inoltre Brunsvigia contribuisce generalmente a rendere lo scapo fiorale più scuro ed a formare il cosiddetto pseudostelo più o meno lungo. Il pseudostelo è la parte inferiore dello stelo fiorale su la cui  parte superiore si sviluppano in molte xAmarygia le foglie. Nell'A. belladonna le foglie emergono direttamente dal bulbo.  La progressiva diluizione dei geni di Brunsvigia nelle xAmarygia, tramite reincroci con A. belladonna, accorcia il pseudostelo fino a farlo sparire. La presenza di geni di Brunsvigia rende le xAmarygia più resistenti alla siccità, ma condiziona le piante anche nel senso di una minore tolleranza del freddo e della necessità di temperature estive elevate per indurre la fioritura. Frequentemente le xAmarygia fioriscono significativamente più tardi della specie Amaryllis belladonna coltivata nelle stesse condizioni pedoclimatiche. L'effetto più importante e commercialmente interessante dei geni di Brunsvigia  è l'introduzione di colori inconsueti nei fiori. Si è riusciti ad ottenere delle xAmarygia con fiori bianchi, eventualmente con la gola gialla, nonché ibridi con varie sfumature di rosa fino a quasi rosso, di colori mauve e lilla chiaro e di fiori variamente striati o con macchie. I fiori degli ibridi rosa frequentemente assumono una colorazione più intensa quando invecchiano.

 

Gli sviluppi nel nuovo secolo e le prospettive.

In Italia, in Puglia, numerose forme di Amaryllis belladonna, Brunsvigia josephinae, ibridi di xAmarygia con e senza nome, nonché ibridi ottenuti con specifici incroci tra le Amaryllidaceae vengono coltivate dall'Ing.Angelo Porcelli (vedi ssh 3 e ssh7 nella colonna a sinistra).

Un'interessantissima pianta fu rinvenuta da Angelo Porcelli in Calabria: alcune foto della pianta possono essere viste nella presentazione dal suo giardino ssh 7 nella colonna qui a sinistra. A proposito di questa pianta l'ing.Porcelli informa come segue:

"L' x Amarygia Calabria la trovai in un giardino di campagna nella prov. di Catanzaro. Secondo Jim Lykos si tratta di un reincrocio (backcrossing) di Amaryllis su Amarygia visti i petali così ampi. Ho notato che tra tutte le forme che coltivo è la più suscettibile al mal rosso (Stagonospora curtisii) ed è molto più tardiva nella fioritura, solitamente a metà ottobre (se non la stimolo con innaffiature estive). Il cambio di colore è un chiaro indizio della presenza di geni di Brunsvigia o anche di Cybistetes ma qui sono solo congetture... (Nella) copia del testo di Giovan Battista Ferrari (si trovano) alcuni Lilio Narcisi e in particolare uno viene descritto come una curiosa forma che si scurisce man mano che il fiore invecchia. Nessuno potrà mai saperlo ma mi piace pensare che quella pianta descritta nel 1638 è proprio quella forma che ho trovato in Calabria, diffusasi lentamente in Italia."

A.Porcelli si aspetta nel prossimo futuro interessanti risultati al momento della prima fioritura di ibridi ottenuti incrociando la sua amaryllide "Calabria" con varie forme di Amaryllis belladonna nonché di una pianta ricevuta dall'Australia, frutto del difficile incrocio tra Brunsvigia josephinae come pianta madre e Amaryllis belladonna. Egli riferisce (communicazione personale) in primavera 2009: "La pianta è notevolmente diversa da qualsiasi belladonna e in effetti è molto simile alla Brunsvigia josephinae, ma non mi è ancora fiorita nonostante la grossa dimensione del bulbo. Ha impiegato un paio d'anni per adattarsi al ciclo del nostro emisfero, ma dopo è cresciuta molto bene e vigorosa."

 

Nell'ideale clima temperato di Springwood nelle Blue Mountains, a 70 km ad ovest da Sydney, si trova l'importante collezione di Jim Lykos. Qui egli svolge un esteso programma di raccolta, selezione, ibridazione e valutazione di varie forme di Amaryllis belladonna nonché delle xAmarygia. Nonostante senza le analisi molecolari risulti per ora difficile distinguere le forme naturali di Amaryllis belladonna dai vari ibridi, una tale collezione è di primario interesse, visto che comprende moltissime piante, tra esemplari raccolti in quattro stati dell'Australia e ca. 1000 nuove plantule in accrescimento, provenienti da incroci mirati eseguiti tra il 2006 ed il 2008. Nelle immagini ssh 8 nella colonna a sinistra è possibile vedere alcuni esemplari della collezione.

Alcune piante considerate delle forme di Amaryllis  potrebbero essere in realtà discendenti di incroci intergenerici eseguiti nell'800, altre sono chiaramente degli ibridi F1 tra A. belladonna e Brunsvigia josephinae,  altre, non essendo nota la loro storia, vengono indicate come ibridi F1 o F2 e molte appartengono alle numerose varietà sommariamente denominate "Amaryllis Multiflora". J.Lykos fa notare che già John Bidwill riferì sulla significativa variabilità della forma dei fiori dei primi ibridi tra Amaryllis e Brunsvigia  e porta come esempio tipico le piante con numerosissimi fiori delle ricche infiorescenze globulari con fiori caratterizzati dai tepali incurvati (vedi) osservate per esempio a Pleasant Hill (vedi) rispetto a piante con fiori a tromba dritta con aloni bianchi sull'esterno dei tepali (vedi). Egli prevede importanti differenze tra gli ibridi più conosciuti, in cui il genitore femminile sono forme di Amaryllis, e quelli che si osserveranno dagli incroci inversi, con Brunsvigia come genitore femminile. In condizioni ottimali i bulbi impiegano tempi assai diversi per raggiungere la grandezza necessaria per la prima fioritura: 5-6 anni per le xAmarygia dagli incroci Amaryllis x Brunsvigia, 12 anni per gli ibridi dall'incrocio Brunsvigia  x Amaryllis. A causa di questi tempi lunghi di maturazione è probabile che lo stesso Bidwill non vide mai delle piante fiorite da quest'ultimo incrocio, mentre secondo Lykos è possibile che la pianta rappresentata da Miss Fletcher (vedi ssh 4 nella colonna a sinistra) e considerata una tipica Amaryllis xmultiflora possa essere il risultato da un tale incrocio. Infatti, sul retro del dipinto si legge  "The first Amaryllis to flower in NSW 1866. Grown at Sir William Macarthurs Munderah Camden Park." Questo ragionamento di J.Lykos porterebbe ad una possibile profonda rivisitazione della teoria della provenienza delle xAmarygia e dei loro ibridi con la eventuale necessità di rivedere anche la nomenclatura.

Il termine Brunsdonna è inaccettabile secondo le regole decise dai botanici e non sarebbe escluso dover adottare un nuovo termine, come Brunsyllis o Brunsaryllis.

I risultati che si potranno ottenere con l'osservazione delle fioriture degli ibridi creati da Jim Lykos potrebbero permettere di capire meglio il passato di queste interessantissime piante nonché potrebbero portare all'introduzione di nuove linee di piante anche d'interesse commerciale. Infatti, egli usa per i suoi incroci non solo varie forme di Amaryllis belladonna, ma anche piante di xAmarigia e le specie Brunsvigia josephinae, Brunsvigia littoralis e Brunsvigia marginata (read).

 

Dalla collezione di Wayne Roderick e da altre fonti provengono le xAmarygia usate negli incroci del orticoltore amatoriale Ken Blackford a San Diego in California. Egli è riuscito ad ottenere ultimamente colori molto inconsueti, come si può vedere nella ssh 9 nella colonna a sinistra. I suoi risultati mostrano le grandi potenzialità presenti negli ibridi derivati da Amaryllis belladonna, i quali a loro volta hanno anche l'importante vantaggio di prestarsi a facili incroci e buone rese. Ken Blackford ha avuto successo anche con l'incrocio tra Boophane disticha e Amaryllis belladonna (vedi). L'ibrido intergenerico  è  xBoopharyllis  con numerosi fori rosa. Nell'incrocio la pianta di Boophane è stata fecondata con il polline dell'Amaryllis. Di questo nuovo ibrido sono disponibili nuove recenti fotografie (vedi). Ulteriori incroci con A. belladonna potranno portare a ibridi di Boopharyllis e dunque, eventualmente, a una nuova linea di piante d'interesse orticolo.

 

A chi volesse iniziare in Italia incroci intergenerici di Amaryllis belladonna con altre Amaryllidaceae è possibile dire che si tratta di un'attività che potrà dare molte soddisfazioni. Importante è munirsi di una sufficiente dose di pazienza per aspettare l'accrescimento dei bulbi fino alla dimensione necessaria alla fioritura e prendere delle precauzioni per poter proteggere gli ibridi dal freddo, perché frequentemente la loro resistenza a temperature invernali tipiche per l'Italia è minore della forma normale della specie Amaryllis belladonna.

 

 

         

                            Le amarillidi australiane presentano tanti enigmi: questo è un ibrido F1, F2 o altro?

                                               Vedi nel testo sopra il lavoro più recente di Jim Lykos.                    foto Jim Lykos

 

 

Amaryllis paradisicola

 

Questa specie (vedi) non è ancora in commercio in Europa. Essa è stata descritta da D.A. Snijman nel 1998 nella rivista Bothalia come species nova. La pianta presenta alcune essenziali differenze da A. belladonna, tra cui nella forma delle foglie e dell'infiorescenza. Quest'ultima è composta da 10 a 21 fiori disposti in cerchio. Essi sono di colore rosa uniforme e la loro fragranza viene descritta come simile a quella dei narcisi. La pianta vive in zone aride di montagna, con un clima più freddo di quello della Provincia del Capo, e fiorisce ad aprile dopo le prime piogge autunnali (read). 

 

 

 

alla pagina di Amaryllis belladona da coltivare in vaso

 

alla pagina di Amaryllis belladonna da mettere a dimora in piena terra alla fine dell'estate

 

                               DA FEBBRAIO A MARZO - VERIFICA DISPONIBILITA' NEL CATALOGO I

 

                               DA LUGLIO A SETTEMBRE - VERIFICA DISPONIBILITA' NEL CATALOGO V

___________________________________________________________________________________________

 

all'indice al punto di osservazione panoramica     alla scelta della destinazione

_________________________________________________________________________

 

                                           INTRODUZIONE AL SENTIERO VERDE DEI BULBI      

                                       HOME      CATALOGHI      CONTATTI      MOSTRA DEL NARCISO      LINKS

___________________________________________________________________________________________